Due aspetti della pubblicità: (1) da una parte i "creativi" fanno vere opere d'arte; i nostri brevi video sono a volte troppo belli. Questa è pubblicità "palese". (2) La pubblicità occulta è quella dei giornali e sei servizi dettati dagli uffici pubblicità delle aziende. Nessun giornale può permettersi di criticare un prodotto in un articolo (sulla moda, sulla salute). Salterebbero i proventi pubblicitari dell'azienda, anche solo se ha altri settori pubblicizzati su giornali del gruppo.
Di alcune cose non si può parlare (ad es. delle acque minerali fatte con l'acqua del rubinetto, dell'inutilità degli integratori alimentari, del cattivo gusto di alcune scelte dei "nostri" stilisti, ecc. ecc.). Se i giornalisti avessero potuto parlare liberamente il crac parmalat sarebbe stato annunziato da tempo (lo ha fatto solo Grillo, ma non è un giornalista). Alcune citazione pazzesche su questo tratte dal libro di Paolo Bianchi e Sabrina Giannini,
La repubblica delle marchette: chi e come della pubblicità occulta, (Nuovi equilibri 2004) si trovano nello speciale "deontologia e giornalismo" di "giornalismo" numero 70 (scaricabile da
http://www.odg.bo.it/).
Quanto giornalismo è pubblicità travestita da informazione?